venerdì 7 giugno 2013

Amazon accusa Apple

Continua a tenere banco l’argomento legato al procedimento del Dipartimento di Giustizia americano contro Apple, accusata di aver fatto cartello sul sistema di prezzi degli ebook. Nella giornata di ieri è toccato ad Amazon testimoniare, e inevitabilmente le dichiarazioni sono rimbalzate in giro per Internet: la società fondata da Jeff Bezos ha infatti accusato Apple di aver ostacolato Kindle con la sua politica, andando così a danneggiare l’ebook reader targato Amazon.
Nel dettaglio, Amazon ha criticato la proposta di Apple di passare a un modello di mercato in cui fossero gli editori a fissare i prezzi piuttosto che i rivenditori, intendendo con questa danneggiare appositamente le vendite di Kindle. A sostenerlo, il Vice Presidente del settore Kindle di Amazon, Russell Grandinetti, secondo cui nel 2010 dopo la proposta di Apple gli editori posero un “ultimatum” ad Amazon per cambiare il modello di business: o avrebbe abbracciato il “modello agenzia” di Apple, o Amazon avrebbe rischiato di ricevere in ritardo la versione ebook dei libri degli editori coinvolti.
Tra la società di Bezos e gli editori ci sarebbe stato in realtà un vero e proprio scontro, già descritto in passato dal CEO di Penguin, come sgradevole: la reazione di Amazon sarebbe infatti stata rabbiosa di fronte alle richieste degli editori, che dal canto loro avvertivano un vantaggio per Amazon a discapito del valore reale dei libri venduti su Kindle col modello preesistente. Dopo minacce e sospensioni temporanee, Amazon avrebbe poi capitolato, accettando l’accordo per il nuovo modello di mercato proposto da Apple e dagli editori coinvolti.
La difesa di Apple su queste accuse è legata alla salute del mercato degli ebook, migliorata dopo il proprio ingresso secondo l’azienda di Cupertino: la possibilità per gli editori di fissare il prezzo avrebbe infatti impedito ad Amazon di vendere i libri elettronici in perdita, pur di diffondere Kindle come base di lettura, favorendo la concorrenza non solo di Apple, ma anche di altre società come Sony e Barnes & Noble. La differenza nelle contrattazioni coi vari editori, e negli accordi poi stretti con essi, sarebbe inoltre un altro punto a favore di Apple, per dimostrare di non aver cospirato al fine di fare cartello contro Amazon.
Secondo gli esperti di diritto Mark Lemley e Pam Samuelson, però, il Dipartimento di Giustizia non avrebbe motivo di considerarsi sconfitto, in quanto i diversi tipi di accordo potrebbero essere in realtà una facciata con cui nascondere un’effettiva cospirazione. Tutto e il contrario di tutto, insomma: vedremo come andrà a finire.

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