lunedì 30 luglio 2012

Quota di mercato iPad in crescita

Sulla base dei risultati di vendita relativi al secondo trimestre del 2012 comunicati ieri da Apple, la società di analisi Strategy Analytics ha pubblicato le stime del mercato globale dei tablet, considerando che nell’ultimo trimestre sono stati venduti 17 milioni di iPad, mentre nel trimestre precedente ne erano stati venduti 9.3 milioni.
Nel 2010, con il lancio della prima generazione di iPad, Apple si trovò a dominare il mercato dei tablet con quote di mercato che sfioravano il 99%, ma nei mesi successivi, con l’arrivo dei tablet Android, cominciò gradualmente a perdere quote di mercato senza però mai scendere sotto il 60%.
Il fatto sorprendente è che a fronte di un incremento delle vendite di tablet del 66.8% rispetto all’anno passato, Apple non sta perdendo quote di mercato, ma anzi sta riguadagnando posizioni, grazie al debutto del nuovo iPad che le ha permesso di risalire dal 62% al 68.3% nel mercato globale dei tablet.
Nonostante gli sforzi di Samsung, Asus, Acer ed Amazon, solo per citare i produttori più blasonati, i tablet Android non sono riusciti a sfondare e ad erodere quote di mercato ad Apple, neanche con i piccoli tablet da 7 pollici venduti a meno di 200$, figuriamoci quando si troveranno a competere anche con l’iPad mini.


venerdì 27 luglio 2012

Produzione iPhone 5: Pegraton?

Il non sempre affidabile Digitimes riporta un’indiscrezione secondo la quale la produzione del prossimo iPhone 5 sarebbe già stata avviata:

Pegatron ha avviato la produzione di una nuova versione dell’iPhone nella fabbrica di Shanghai, nella Cina orientale, secondo fonti dell’industria taiwanese.


La settimana scorsa il sito giapponese Macotakara, solitamente molto affidabile, aveva già annunciato l’avvio della produzione dell’iPhone 5 senza però specificare esattamente il nome dell’azienda nella quale viene assemblato il nuovo smartphone della Mela.
Alcuni giorni dopo tuttavia BGR ha diffuso un’indiscrezione secondo la quale il nuovo iPhone 5 dotato di connettività 4G LTE, chip NFC e 1 GB di RAM sarebbe ancora in fase di test
L’ipotesi di BRG è che Apple abbia solo avviato la produzione degli esemplari di preserie necessari per effettuare i test di verifica dell’ingegnerizzazione ed i test di verifica del progetto, questa fase potrebbe essere ancora in corso negli stabilimenti Foxconn, noto produttore di dispositivi della Mela, mentre negli stabilimenti Pegatron potrebbe effettivamente già essere stata avviata la produzione dei primi esemplari dell’iPhone 5 che saranno in vendita in autunno.

giovedì 26 luglio 2012

iPhone 5 a Settembre

Anticipato il 5. L'iPhone 5, o "new iPhone" come forse si chiamerà, è un dispositivo che si fa attendere da un po', con l'attesa degli utenti placata dal modello 4s, ma che adesso avrebbero una forte voglia di spendere dei soldi sul melafonino di nuova generazione. Apple individua in questa analisi una opportunità, e accelera i tempi: la presentazione del 'new iPhone' sarà anticipata da ottobre a settembre. E assieme al nuovo smartphone - di cui
ormai si sa quasi tutto 2 dal display più grande alla connettività Lte, fino al nuovo connettore dock (su cui già non mancano le polemiche) - arriveranno diversi nuovi prodotti.

Apple all'attacco. Primo tra tutti, un nuovo iPad mini, più piccolo, con display da 7 pollici o poco più. Anche questo dovrebbe essere svelato a settembre, in un evento della Mela che si annuncia piuttosto corposo, e di cui ancora non si intuiscono i confini: Apple potrebbe cogliere l'occasione anche per presentare la nuova gamma di iMac, con display Retina, e le generazioni future di Mac Pro e Mini, entrambi in attesa di un aggiornamento.

Sempre nell'evento autunnale dovrebbero trovare spazio i nuovi iPod: il 'touch' prenderebbe da iPhone 5 la dimensione e la tecnologia del display, 4 pollici e più sottile, mentre iPod Nano potrebbe tornare rettangolare dopo due generazioni di forma quadrata e di fatto diventare un iPod Touch molto più piccolo.

lunedì 23 luglio 2012

Samsung Galaxy è il preferito dagli italiani









L’iPhone è stato per molto tempo lo smartphone preferito degli italiani, ma recentemente le cose stanno cambiando come dimostra un’indagine condotta da SuperMoney, basata sulle richieste inserite dai potenziali clienti sul portale per ricercare le tariffe abbinate ad un determinato dispositivo.
Considerando il totale delle richieste inoltrate dagli utenti, in media circa il 57% ha per oggetto un Samsung, mentre il 29% riguarda un iPhone. In seguito al lancio del Galaxy S III, ultimo fiore all’occhiello della casa coreana, la preferenza per i cellulari Samsung si è accentuata in modo evidente: nel mese di giugno, infatti, le richieste di telefonini Samsung sono aumentate del 23,3%, mentre quelle di cellulari Apple hanno subito un crollo del 38,2%. Dati confermati anche nel mese di luglio.
Le offerte dei gestori telefonici non influenzano le scelte dei clienti, poiché tipicamente propongono sia gli smartphone Samsung, sia quelli Apple, alle medesime condizioni contrattuali e d’altra parte i dispositivi hanno un prezzo analogo se venduti senza contratto.
Sicuramente l’effetto novità gioca un ruolo importante, per cui probabilmente quando verrà lanciato il nuovo iPhone 5 la situazione si ribalterà, con un gran numero di potenziali clienti che cercheranno di informarsi sulle offerte proposte dai gestori telefonici per il nuovo smartphone della Mela.

venerdì 20 luglio 2012

Malware Java attacca OS



Fortunatamente per noi, gli scenari apocalittici paventati dai quotidiani -soprattutto alcuni- a causa di DNS Changer si sono rivelati per quel che erano: una seccatura passeggera di cui ci siamo già dimenticati. E altrettanto è destinato ad accadere per un nuovo malware basato su Java che però, almeno per quanto ci riguarda, attacca solo OS X 10.6 e versioni precedenti.
L’allarme l’hanno dato quelli di F-Secure con una relazione ad hoc, stilata dopo un iniziale avvistamento su un sito di trasporti colombiano. La minaccia funziona su Windows, Linux e su tutti i computer Apple con Java installato, ma in quest’ultimo caso si rende necessaria anche Rosetta, l’emulatore software di Cupertino che consente di eseguire il codice scritto per Power PC sui più moderni Mac con processori x86 Intel:
Il file JAR controlla se la macchina Java dell’utente sta girando in Windows, Mac o Linux e poi scarica i file appropriati per ogni piattaforma. Tutti e tre i file per le tre differenti piattaforme si comportano allo stesso modo. Si connettono tutti all’IP 186.87.69.249 per ottenere codice aggiuntivo da eseguire. Le porte utilizzate sono la 8080, la 8081 e la 8082 rispettivamente per OSX, Linux e Windows. […]
Il binario di OS X è compilato per processori PowerPC, e per questo motivo viene eseguito su piattaforme Intel solo se è disponibile Rosetta.
Ma poiché Rosetta non esiste più da Lion in poi, e su Snow Leopard va installata manualmente, il problema già di per sé riguarda un numero estremamente esiguo di computer; e ciò è ancor più vero se consideriamo che Mountain Lion alle porte. Inoltre, perché la propagazione del malware vada in porto, è necessario non soltanto visitare fonti infette, ma anche accordare all’applet Java il beneficio dell’installazione: al primo tentativo, infatti, OS X avviserà che il suo certificato non è valido.
Una volta data l’autorizzazione (nonostante tutti gli avvisi), il malware tenterà di aprire una backdoor con la quale gli hacker possono prendere il controllo remoto della macchina.
Ovviamente, certe cose è meglio saperle per tempo, così da evitare scivoloni storici come quello del Trojan Flashback e dei 700.000 Mac infettati. Un pericoloso precedente che ha costretto Apple a ridimensionare tutta la propria strategia di marketing riguardo la sicurezza. Ma da qui a lanciare allarmi da DEFCON 1, ce ne passa; anzi, a dirla tutta, noialtri restiamo dell’avviso che un antivirus, su OS X, sia ancora largamente inutile.

giovedì 19 luglio 2012

iPad mini_ si farà?

Sembra proprio che alla fin fine questo iPad mini si farà. Non ci sono ancora annunci ufficiali ovviamente, ma un’ulteriore conferma che ci arriva oggi dal New York Times, dal quale arriva anche qualche nuovo dettaglio su quello che dovrebbe essere il concorrente di Nexus 7 e Kindle Fire, rispettivamente di casa Google e Amazon, inseriti nella fascia del mercato dei tablet a schermo ridotto (7-8 pollici).


Il giornale newyorchese cita quelle che sarebbero fonti molto vicine al progetto all’interno di Apple, secondo le quali il nuovo iPad mini da 7,85″ verrà venduto a un prezzo significativamente inferiore rispetto ai 499$ dell’ultima versione di iPad, probabilmente anche al di sotto dei 399$ attualmente richiesti invece per acquistare iPad 2.


Dalla stessa fonte arriva anche un gustoso retroscena sulla nascita di iPad e sulla decisione della grandezza iniziale del suo schermo, nella quale fu coinvolto naturalmente a suo tempo anche Steve Jobs: il primo prototipo sviluppato da Apple a metà del decennio precedente aveva proprio uno schermo da 7″, rifiutato però dall’ex CEO in quanto convinto che potesse andare bene solo per “navigare sul Web dal bagno”.

lunedì 16 luglio 2012

Possibile cambio nome iPhone!



Diciamolo subito: non è un indiscrezione, ma un breve volo pindarico sull’argomento, o al massimo una provocazione. Chris Matyszczyk di CNet si domanda se Apple, per l’iPhone 5, non sceglierà di sorprendere tutti abbandonando il brand iPhone. Probabilmente non accadrà mai, ma gli spunti di riflessioni paiono piuttosto interessanti.
L’idea di Matyszczyk è semplice. La componente telefonica dei cosiddetti “smartphone” sa di vecchio, di stantio, e non è più capace di descrivere adeguatamente la nostra quotidianità:

Il problema della parola “smartphone” è che parte di essa è divenuta un po’ datata, per non dire ridondante. E quella parte non è “smart.” Semmai è “phone.” Nel definire qualcosa “smartphone”, stai dicendo alla gente che il suo nocciolo è ancora quello di un telefono, una macchina la cui porzione superiore avvicini all’orecchio e quella inferiore poni sulle labbra. Sì, esattamente come deve aver fatto ai suoi tempi Alexander Graham Bell
Perché una cosa oramai è assodata. Con iPhone e i suoi simili facciamo un po’ di tutto, e la parte telefonica è diventata solo una delle tante funzionalità disponibili, assieme alle mail, al VoIP, ai messaggi, ai tweet, ai giochi e alle occasionali incursioni sul Web. La conversazione alla vecchia maniera, per farla breve, non ha più neppure il sapore della killer application, e oramai l’iPhone ha sostituito perfino le tradizionali sveglie.
E sebbene il termine iPhone goda di incredibile popolarità, “forse è il caso di rinunciare alla parte phone e far sentire alla gente che la nuovissima novità è qualcosa di veramente nuovo.” E via di fantasia, con nuovi nomi tipo l’orripilante “iCom” oppure il più gradevole “i5.” Tutte ipotesi che, con ogni probabilità, non si verificheranno per molti anni ancora a venire. Chissà però che Apple non decida di ribattezzare semplicemente “nuovo iPhone” la quinta sesta generazione del suo telefono, in sintonia col marketing dell’iPad. Non rappresenterebbe di certo la rivoluzione auspicata da CNet, ma come ipotesi appare decisamente più verisimile.

sabato 14 luglio 2012

Il governo blocca l'acquisto di pc Apple


La (non-)risposta ufficiale di Cupertino giunta in seguito alla notizia dell’abbandono della certificazione EPEAT non ha convinto i federali. Dopo San Francisco, anche il governo centrale degli Stati Uniti d’America sta rivedendo la politica di acquisto dei computer Apple, e un blocco totale non è affatto escluso.
Affrontando la questione, Politico ha citato “fonti governative” intenzionate a cercare un riscontro presso Cupertino. La volontà, insomma, è di tentare la mediazione prima di arrivare ad un pericoloso aut-aut:
La scorsa settimana, Apple ha deciso di cessare l’iscrizione ad un programma di certificazione ambientale, il Electronic Product Environmental Assessment Tool del Green Electronics Council, una società senza scopo di lucro con sede a Portland, in Oregon. […]
Il sistema di punteggio dell’EPEAT è usato per monitorare l’impatto ambientale di un computer nell’interezza del suo ciclo vitale, fine inclusa. Il programma è utilizzato dai governi, dalle società, dalle università, dalle strutture sanitarie e da altre grosse istituzioni per decidere gli acquisti.
Gli approvvigionamenti dei federali per l’anno fiscale 2013 vengono organizzati in questo periodo, ha affermato la fonte governativa. Gli ufficiali federali sono preoccupati che gli sforzi del governo per acquistare prodotti eco-compatibili vengano accantonati, ha affermato la fonte, aggiungendo, “i competitor di Apple stanno lì a guardare quel che succede e potrebbero dire: se Apple riesce ad eludere la legge, forse possiamo farlo anche noi.”
In ballo, insomma, non c’è soltanto un cospicuo quantitativo di ordini ma anche la credibilità stessa del modello adottato dalla Pubblica Amministrazione a stelle e strisce. Per questa ragione, il governo tenterà di organizzare un meeting con Apple, dal quale potrebbero scaturire decisioni non prive di conseguenze rilevanti. Come dire, la storia non finisce qui.

giovedì 12 luglio 2012

Vendite iPad


In attesa della conferenza ufficiale di Apple sui risultati fiscali del terzo trimestre 2012, attesa il 24 luglio venturo, Fortune ha nuovamente raccolto in forma sintetica tutte le stime dei principali analisti, indipendenti e non. E questa volta, si registra una notevole escursione tra le i diversi punti di vista.
Quello che noialtri abbiamo ribattezzato toto-iPad e toto-iPhone è oramai un appuntamento fisso di Fortune; questa volta, sono state ammonticchiate le analisi di 28 professionisti di banche e agenzia di intermediazione borsistica, e 29 figure indipendenti tra blogger, investitori a lungo termine e i cosiddetti “one day trader.”

Tra i primi, le stime variano dai 12,68 milioni di iPad commercializzati secondo Scott Sutherland della Wedbush fino ai 18,5 million di Matthew Hoffman della Cowan, con una media di 15,07 milioni. I secondi invece, tradizionalmente più combattivi, spaziano tra i 17,7 milioni di Alexis Cabot e i 24 milioni di Horace Dediu dell’Asymco, con una media di 19,88 milioni di unità vendute. 4,82 milioni in più (+32%) rispetto ai professionisti e più del doppio rispetto ai 9,25 milioni del medesimo periodo dell’anno scorso.

I sei analisti indipendenti più affidabili -ovvero quelli che in passato hanno imbroccato più previsioni- parlano d’un volume complessivo prossimo ai 19 milioni di iPad. Se così fosse, Apple potrebbe vantare un +101,2% su base annuale.

martedì 10 luglio 2012

Online payment _ Apple



In seguito alla presentazione di Passbook in iOS 6 al WWDC 2012, a molti -compresi noi di Melablog- è subito venuto in mente un sistema di micropagamenti On the Cloud per la prossima generazione di iPhone, magari dotata di chip e antenna NFC. E invece no; a quanto si legge sul Wall Street Journal, Apple avrebbe invece deliberatamente scelto un approccio più cauto, in attesa che il mercato si schiarisca le idee.
Sappiamo per certo che l’argomento solletica da tempo l’ingegno di Cupertino e non sono mancate in passato dimostrazioni pratiche delle potenzialità in gioco. Peccato però che, contrariamente al solito, questa volta la mela abbia preferito stare alla finestra a guardare gli sviluppi:
Quella di fare un passo indietro sui pagamenti mobili è stata una scelta consapevole, il risultato di una lunga discussione lo scorso anno. Alcuni ingegneri Apple tifavano per un approccio più aggressivo che avrebbe potuto integrare i pagamenti in modo più diretto.
Ma i dirigenti Apple scelsero la strada dell’approccio lento, almeno per ora. Un portavoce Apple si è rifiutato di rilasciare commenti sul processo decisionale. Il responsabile del marketing globale di Apple, Phil Schiller, in una intervista del mese scorso ha affermato che i servizi di pagamento mobile digitale stanno “tutti lottando per un pezzo della torta, ma noi ce ne asterremo.”
In un qualche momento del passato, quindi, Apple ha preso seriamente in considerazione la possibilità di lanciarsi nel settore; e non si parlava soltanto di facilitare i pagamenti ai commercianti, ma persino di trasformare la società in qualcosa di simile ad una banca. Una delle ipotesi iniziali era di accordarsi con gli attuali intermediari creditizi pretendendo da questi ultimi una percentuale sulle transazioni, ma il tutto si è risolto in un nulla di fatto.
Passbook, insomma, non costituirà il trampolino per lanciarsi nel mondo dei micropagamenti: semmai, è un semplice compromesso intanto che gli operatori di mercato si decidano una buona volta.

iWatch

Gli smartwatch non hanno ancora sfondato tra il grande pubblico, ma sono sicuramente dei dispositivi che hanno un grande fascino tra i geek ed i designer, che spesso si cimentano nella realizzazione di concept con il marchio della Mela. Così, dopo il primo concept di iWatch realizzato nel 2010 da Antonio De Rosa ed il recente iPhone indossabile di Federico Ciccarese, anche lo svedese Anders Kjellberg ha provato ad interpretare il tema iWatch proponendo un design con la classica cassa circolare nella quale sono incastonati il display, 4 pulsanti e la fotocamera frontale per effettuare videochiamate con FaceTime. Kjellberg immagina un dispositivo tanto affascinante quanto difficilmente realizzabile, almeno al momento, infatti oltre alla fotocamera da 8 megapixel, al display Retina ed altre caratteristiche tipiche dell’iPhone, compresa la presenza di una SIM, prevede anche la possibilità di ricarica wireless, ingenuamente chiamata ricarica Wi-Fi. In attesa che la tecnologia si evolva ed Apple decida di produrre veramente un iWatch, altri due intraprendenti italiani hanno trasformato in realtà lo smartwatch da loro ideato. Dopo una lunga gestazione infatti Manuel Zanella e Massimiliano Bertolini nei prossimi giorni cominceranno a distribuire ai clienti i primi esemplari dell’i’m Watch.

iWatch concept

lunedì 2 luglio 2012

1,36$ annui per ricaricare iPad




Nel tentativo di capire se il passaggio alla cosiddetta “era Post PC” avrebbe portato ad un aumento dei consumi energetici o ad una loro contrazione, un recente studio condotto dalla Electric Power Research Institute (EPRI) ha dimostrato che i dispositivi iOS richiedono pochissime risorse energetiche. Un nuovo iPad completamente scarico, collegato alla rete un giorno sì e uno no, assorbe in media 1,36$ di elettricità l’anno. Un iPad di prima e seconda generazione, poi, ancora meno: rispettivamente 82 e 83 centesimi.
Verdissimo, parsimoniosissimo iOS, verrebbe da dire. In termini di consumi elettrici, ogni gingillo con la mela è incredibilmente parco, e anche se negli USA il costo per l’energia è inferiore rispetto alla situazione italiana, parliamo veramente di qualcosa come un caffè l’anno:
L’analisi mostra che ogni modello di iPad consuma meno di 12 kW ora di elettricità nel corso dell’anno, ricaricandolo completamente un giorno sì e uno no. A mo’ di confronto basti sapere che un televisore al plasma da 42″ consuma 358 kW ore di elettricità l’anno. EPRI ha condotto la propria analisi a Knoxville, Tennessee, presso i propri laboratori. I costi possono variare in base alla regione in cui si risiede e al prezzo della corrente locale. Lo studio di valutazione è stato condotto per determinare le richieste di carico -la quantità di energia necessaria per far funzionare i dispositivi- del sempre più popolare iPad
La risposta alla domanda iniziale, tuttavia, è parziale. Già, perché il problema a questo punto è capire se gli utenti utilizzano tablet e console in affiancamento all’arsenale dei dispositivi elettronici personali (il che si tradurrebbe in un’impennata complessiva di consumi), o in loro sostituzione. Senza contare che, pur consumando pochissimo, l’incredibile diffusione degli iPad inizia ad avere un impatto importante sul pianeta:
L’energia media utilizzata da tutti gli iPad sul mercato ammonta approssimativamente a 590 gigawatt ora (GWh). In uno scenario in cui il numero di iPad si triplicasse nei prossimi due anni, l’energia richiesta sarebbe quasi equivalente a quella generata da due impianti da 250-megawatt (MW) operativi al 50%. Un quadruplicamento delle vendite in due anni richiederebbe l’energia generata da tre impianti da 250-MW.
Comunque meno di tanta altra roba tecnologica. Per esempio, un computer laptop consuma 72.3 kW ora, ovvero circa 8,31$ l’anno, mentre una lampadina a basso consumo da 60W non supera i 14 kW ora, pari a 1,61$ annuali. L’iPhone 4, per dire, arriva a 38 centesimi ma il più frugale dell’intera scuderia è il vecchio iPhone 3G: appena 2.2 kW ora, che si traducono in 25 centesimi l’anno di addebito in bolletta.

Grazie alla retina display, profitti in aumento


Per gli utenti rappresenta di sicuro l’ennesimo oggetto del desiderio, ma per Apple potrebbe tradursi in una nuova galline dalle uova d’oro. Il MacBook Pro con display Retina serba infatti in sé tutte le potenzialità per portare a casa un miliardo di dollari in più di profitti.
Su 18,5 miliardi lordi di fatturato nel trimestre precedente, 1,65 miliardi è derivato dalla linea MacBook, la stessa che negli ultimi tempi aveva registrato una flessione rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Ciò è stato causato soprattutto dal calo del prezzo medio (average selling price, ASP), stimato nell’ordine di 40$. Potrebbe non sembrare moltissimo, ma applicato al 47% dei margini per unità, significa mancati introiti per circa 52 milioni di dollari.
Ed ecco perché a Cupertino hanno deciso di lanciare il Retina su un portatile professionale con ASP estremamente elevato; grazie ad un sapiente posizionamento e ad un catalogo costruito ad arte, il MacBook Pro Retina diventa -in proporzione- ragionevolmente conveniente:
Far passare più vendite attraverso il più costoso MacBook Pro è un modo semplice per innalzare i profitti. Prendete il nuovo MacBook Pro col suo price tag di 2.199$ e due proposte irrinunciabili, ovvero la SSD da 256GB e il display Retina. Per 400$ in più [rispetto al MacBook Pro “liscio”, n.d.A.], i clienti ottengono sia la SSD che il Retina. Col MacBook Pro senza Retina, se uno volesse solo investire sulla SSD, dovrebbe sborsare 500$ in più invece di 400$. Grazie a questa esca, il Retina da 15″ diventa d’improvviso nettamente più allettante di quanto non sia in realtà.
Anche perché il Retina non esiste sugli altri mac neppure come opzione BTO, cosa che costringerà gli early adopters a sganciare -quanto meno- 2.199$ per le delizie della super-risoluzione. E il risultato netto dell’intera operazione sarà un ASP molto più alto dei precedenti 1.245$: si dovrebbe raggiungere almeno i 1.363$.
Se tutto va come deve andare, insomma (e a giudicare dall’andamento delle vendite, sembra che le cose stiano così), Apple potrà aspettarsi un incremento dei profitti che spazierà da un minimo di 200 milioni fino ad assestarsi ad 1 miliardo tondo tondo. Hai detto niente.

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Versione aggiornata nuovo iPad

Tipicamente le indiscrezioni che parlano di una nuova versione di un dispositivo iOS prima della scadenza del tradizionale ciclo di vita annuale vengono puntualmente smentite, tuttavia questa volta non si tratta di un nuovo prodotto, ma dell’aggiornamento di alcuni componenti hardware dell’iPad di terza generazione.

Qualche assiduo lettore ricorderà infatti che il nuovo iPad è stato lanciato nei tempi previsti, ma seguendo il piano B, ovvero ricorrendo a dei pannelli LCD IPS con risoluzione di 2048 x 1536 pixel, una densità talmente alta da poter essere considerati dei Retina Display, tuttavia Apple aveva previsto nel piano A di utilizzare dei pannelli realizzati con tecnologia IGZO, molto più sottili e parchi di energia.
Sharp però non sarebbe riuscita a produrre in tempo i display IGZO richiesti da Cupertino e questo avrebbe provocato una parziale riprogettazione del tablet, aumentandone lo spessore ed i tempi di ricarica della batteria, chiamata ad erogare una quantità superiore di energia per alimentare il pannello LCD e la forte retroilluminazione necessaria per visualizzare con il corretto contrasto le immagini.

Secondo alcune indiscrezioni i pannelli IGZO sarebbero ormai pronti ed Apple potrebbe quindi adottarli per la produzione dell’iPad di terza generazione, tuttavia sembra difficile che questo comporti anche una modifica dello spessore della scocca. Alcuni sostengono infatti che Apple potrebbe tenere da parte questi pannelli IGZO per il prossimo iPad, che grazie al minor consumo potrebbe adottare delle batterie più sottili e quindi ridurre ulteriormente lo spessore complessivo.