domenica 30 dicembre 2012

un orologio da possedere



iwatch arriverà?

iWatch concept 



Sono ormai diversi anni che parliamo del fantomatico iWatch, lo smartwatch che tutti si aspettano da Apple, soprattutto da quando a Cupertino hanno deciso di sostituire il piccolo iPod nano di sesta generazione, che poteva essere indossato comodamente al polso, con il recente iPod nano di settima generazione, che dispone invece di un più ampio touchscreen da 2.5 pollici.


Secondo il sito cinese TGBus Apple ed Intel starebbero collaborando per realizzare uno smartwatch dotato di connettività Bluetooth e display OLED da 1.5 pollici, prodotto da RiTdisplay sussidiaria della RITEK.
L’adozione di un display OLED su un simile dispositivo è molto probabile date le ridotte dimensioni ed il basso consumo di energia rispetto ai tradizionali LCD, così come il Bluetooth 4.0, mentre è molto strana la collaborazione con Intel, finora limitata ai processori X86, a meno che Apple non abbia progettato un processore a bassissimo consumo per lo smartwatch ed abbia incaricato Intel di produrlo.
Secondo la fonte lo smartwatch Apple dovrebbe essere in commercio entro la prima metà del 2013.

mercoledì 26 dicembre 2012

ios domina il mercato degli USA






Nuovo record per Apple, almeno limitatamente al mercato statunitense degli smartphone. Stando ai dati sintetizzati da Kantar Worldpanel, Cupertino ha raggiunto il 53,3% dell’intera torta grazie al lancio di iPhone 5. Ben altro scenario, invece, per quanto concerne il nostro paese.
La quota di market share detenuta dalla mela è salita repentinamente rispetto al 35,8% registrato nel medesimo periodo dell’anno precedente, fino a segnare la quota record del 53,3%. Tempo addietro, Kantar aveva raccontato della ripresa dell’iPhone rispetto ad Android durante il trimestre agosto-ottobre, e aveva contestualmente vaticinato una crescita costante per le 12 settimane successive. A quanto pare, avevano ragione loro:
Dominic Sunnebo, global consumer insight director presso Kantar Worldpanel ComTech, commenta così l’accaduto: “Apple ha raggiunto una nuova pietra miliare negli Stati Uniti superando il 50% di share per la prima volta; e numeri perfino migliori sono attesi durante il mese di dicembre.”
Un mese assai lucroso per il retail, visto che la gente spende di più per in previsione del Natale. Ciononostante -evidentemente per la crisi- nel Vecchio Continente l’espansione di Apple è molto meno marcata; parliamo di un modesto +2,5% di crescita su base annuale, e un 25,3% di market share in favore della mela. Android, per paragone, segna un bel +9,2% di crescita e si porta a casa il 61% del mercato.
E qui da noi le cose sono andate perfino in modo peggiore. L’Italia, assieme a Brasile, Australia e Spagna, è uno dei pochissimi paesi in cui Apple ha perso terreno rispetto al 2011. Sarà mica che nel 2011 stavamo semplicemente un po’ meglio?

lunedì 24 dicembre 2012

Passbook

passbook-ios6

Nonostante sia una rivoluzione a metà -nel senso che non consente di effettuare acquisti né di integrarsi coi sistemi NFC-, Passbook si sta rivelando una interessante novità di iOS 6, gradita sia agli sviluppatori che ai rivenditori stessi. I numeri, infatti, sembrano preannunciare già un successo.


L’intuizione dietro Passbook è semplice ma buona: si tratta d’un luogo in cui il Sistema Operativo raccoglie sconti, tessere fedeltà, carte d’imbarco, biglietti e così via; che poi, se necessario, possono perfino attivarsi da sé in base alla posizione dell’utente. Il meccanismo escogitato da Cupertino piace, e non soltanto agli utenti che lo utilizzano sempre più spesso, ma anche agli addetti ai lavoro. American Airlines, per esempio, ha raccontato a raccontano a Wired di aver raggiunto 1,5 milioni di utenti attivi dotati di Passbook, e di emettere ogni giorno 20.000 carte d’imbarco attraverso tale tecnologia:

“Siamo rimasti davvero sorpresi di questo picco,” ha affermato Phil Easter, il responsabile delle app mobili di American Airlines. “Apple ha permesso ad uno sviluppatore di app mobili come noi di portare alcune feature proprio di fronte all’utente, uno spazio che fino a poco fa era off limits.”
E anche la catena di cosmetica Sephora, forte dei suoi 375.000 iscritti via Passbook, racconta un’esperienza largamente positiva:

“Dal punto di vista delle gift card, è stato tutto fluidissimo” ci ha spiegato Julie Bornstein, vice presidente senior di Sephora Digital. “Si può inviare una carta regalo ad un amico, l’accettano, fanno clic su un link per aggiungerla su Passbook, e in un attimo la gift card è lì.” I clienti oltretutto possono effettuare la scansione di un codice sulle loro gift card convenzionali così da aggiungerle a Passbook.
In alcuni casi, tuttavia, le cose non sono così immediate. Talvolta, per salvare su Passbook un coupon è necessario prima scaricare l’app del retailer, effettuare il login e infine seguire le istruzioni a schermo. Non proprio un procedimento intuitivo, ma di sicuro un ottimo compromesso in attesa che la tecnologia decolli definitivamente, magari in abbinamento con un chip NFC nel prossimo iPhone.

giovedì 20 dicembre 2012

Apple business strategy penetrating into the market

A firm’s business strategy reflects its leaders. Under Steve Jobs, Apple differentiated itself through elegantly simple design. This piece explores Apple’s business strategy in the first full year of Tim Cook’s leadership.
Already, we can see Tim Cook is changing Apple. In contrast to Jobs’ rare appearance before the press and analysts, Cook took the opportunity to discuss Apple’s business strategy at the recent Goldman Sachs’ Technology Conference. When questioned about the future of the iPhone, Apple’s largest revenue stream, Cook underscored that smartphones only represent 9% of the global handset market and even within smartphones, 3 out of 4 customers bought something other than Apple.
Apple manufacturing partners and practices have also come into the spotlight following the unprecedented disclosure of their supply chain partner audit combined with the hiring of a third party employment practices review agency. Most recently, Apple invited ABC Nightline into their primary supplier Foxconn. In increasing increments, Cook is making Apple more accessible.
In the past, his operational expertise has been a perfect counter to Jobs’ legendary product instincts and will serve Apple this year. What we won’t learn in 2012 is whether Cook can plant the seeds for a new platform in the years beyond. It’s a no-brainer to assume Apple Labs is cooking away. There just won’t be much evidence in 2012.
What we can expect is that Apple will continue to get paid for the integrated value they deliver. Apple products initially cost more than most competitors. They win by tightly integrating hardware and software for a superior user experience. Many would argue Apple’s integration provides a lower aggregate cost as well.

Apple 2012



2012 will be dominated by the following four themes, all targeted at cementing users and developers into Apple’s lush, walled garden of peerless user experience:
  1. Scaling all operations (manufacturing, retail, Internet) to meet global demand
  2. Rapid expansion in China and developing economies
  3. New product form factor: Apple TV
  4. Apple’s iCash Mountain Problem
1. Scaling: Flawlessly Synchronizing Billions of Transactions
With revenue greater than $46B in the fourth calendar quarter of 2011, any conversation about Apple strategy has to begin with the challenges of scale. The iPhone and iPad have plenty of runway left for growth as does Apple retail, but as numbers grow, so do the consequences of the smallest hiccup.
Meeting demand for hundreds of millions of annual units requires flawless execution across the supply chain, distribution and with their manufacturing partners. We’ve become so accustomed to high tech products that it’s easy to forget what a shortage of a single component can do. When floods struck Thailand last fall, it disrupted disk drive supplies for nearly six months.
Last year, Apple sold 156 million IOS-based devices (iPhone, iPad and iTouch) which is more than the 122 million Macs sold since its 1984 introduction. In Tim Cook’s own words, “the trajectory is off the charts.”
Geometric growth plays to Cook’s strengths. In fact, if there’s a hallmark to Apple’s business strategy in 2012, it begins with leveraging his unique competencies.



2. China…and other developing countries
Any conversation about scaling quickly turns to Apple’s China opportunity. Focusing just on iPhone, Apple currently sells it exclusively through China Unicom (196 million subscribers). This is slightly less than the combined subscriber base of Verizon Wireless and AT&T. But in a country of billions, it doesn’t compare to China Mobile’s 616 million subscribers. It’s no surprise that Cook visited China Mobile this past June.
As important as Apple’s innovation machine has been for the developed world, 2012 success in China and emerging economies will be fed by incremental product improvements. They may be combined with creative cost and/or pricing strategies that subsidize purchasing much like Verizon and AT&T has for U.S. iPhone customers. With rapidly growing middle classes, one might consider market access more important in the developing world than ground-breaking innovation.
And the above doesn’t account for iPad or iTouch. Apple’s Asia Pacific sales (minus Japan) grew approximately 200% last year and account for 20% of Apple’s total revenue. Add in an expanded global retail presence and there’s not much that stands in the way of superior revenue growth in 2012.


3. Next Platform Form Factor: Apple TV
The speculation regarding an Apple “next generation television” has evolved significantly. According to Cook, the current Apple TV hockey puck has been a “hobby” product. Shortly before his death, Steve Jobs told biographer Walter Isaacson that he had finally figured out TV. True or false, there are several reasons why flat screen TV’s make sense for Apple:
  1. Market size & headroom for premium pricing: The global market for flat screen displays is over 77 million units and grew 15% last year. Apple needs large markets like this to move the needle even if they only appeal to the high end of the market.
  2. Platform expansion via form factor: Just as the iPad is essentially a larger iPhone, an Apple flat screen will enlarge the form factor again. It will leverage technologies such as Siri for a new control interface. Facetime will evolve into home video conferencing, likely enhanced by motion sensing technology that automatically follows action. As connection speeds improve, iCloud based recording (currently limited by upload speeds) and playback (available today) will be incorporated.
  3. Apple ecosystem lock-in: Just as Frito-Lay thinks about the “share of stomach” it captures with drinks and snack foods, Apple seeks “share of screens” be it on Mac, iPod, iPhone or iPad. Just as salty snacks drive you to drink more soda, Apple TV will leverage device interoperability via iCloud. Apple TV widens the moat that keeps competitors away while fertilizing the soil in land of Apple.
  4. Innovation Bluebird: Borrowing from Donald Rumsfield, the biggest unknowable that we know today is that Apple’s legions of independent apps developers will provide something surprising. The causal gaming phenomena of Angry Birds didn’t exist before mobile apps. TV will offer a new and much larger landscape in which to play.
  5. Hardware opportunity: As important as iTunes, mobile advertising and iCloud may be in Apple’s future, they currently constitute a thin sliver of overall revenue and profits. For now, the route to growth remains hardware.
But Apple TV will face challenges. First are the flat screen incumbents. LG, Samsung and Visio have not been sleeping and will quickly counter Apple’s moves at lower price points. They will most likely scale Google’s Android interface; perhaps a long shot might be Microsoft. Assuming Apple pushes Facetime as a family video conferencing play, you can bet that competitors will counter with a similar feature based on Google Voice or Microsoft’s Skype and Kinect technology.
The second and more troublesome foe will be current content producers and distributors. After watching Apple iTunes disrupt music distribution, pricing and margins, movie and TV studios as well as cable, satellite and phone companies will be very wary. If you need evidence of their strength, just look at Neflix’s recent struggles (see Netflix at a Crossroad).
Can Apple drive the same disruption through television that they did in mobile phones? Without question, Apple will make good money but we won’t know if it’s only a good business or a more serious disruption in 2012.


4. Apple’s iCash Mountain Problem
Do you recall the mountain of cash Donald Duck’s rich uncle Scrooge McDuck possessed? Tim Cook has a $100B mountain and it’s rapidly growing. Far beyond what’s needed for a rainy day, Cook cannot continue to ignore it.
Declaring a special dividend to return some to stockholders is simple but hardly strategic. Technology acquisitions like the 2008 acquisition of P.A. Semi which brought the iPad’s ARM processor in-house will continue, but they don’t dent the bank.
The current maelstrom of patent lawsuits in the mobile space suggests that Apple will ultimately use some to settle issues much as Google did with its acquisition of Motorola Mobility.
Similarly some will go to addressing market expansion issues such as the current licensing spat between Apple and China’s Proview regarding use of the iPad trade name in China. Or Apple could follow Amazon’s Kindle strategy and subsidize hardware pricing to lower entry price.
The problem is none of these strategies drain more cash than is coming in. The obvious next question is what if Apple pursued a large acquisition? This raises three significant challenges, at a minimum:
  1. Regulatory: As the most valuable company on earth, regulators in all geographies would scrutinize any deal for monopoly concerns. It’s hard to think of a large technology acquisition that wouldn’t cause concern.
  2. Cultural fit: Strong cultures exclude rather than include. Add in Apple’s penchant for secrecy and try to name an asset of scale that would naturally fit in the Apple world. I can’t.
  3. Assimilation capability: Companies such as Cisco that have a track record of acquiring and assimilating large entities; Apple has never done so. Starting with a big bite would be challenging.
Having said this, Apple could acquire an infrastructure capability outside of traditional tech that enriched the breadth of Apple’s ecosystem. For example, what if Apple acquired a financial services player? Blend Apple’s mobility hardware/software, advertising and iTunes to offer an electronic wallet with Apple’s legendary ease of use?
Apple could buy a “no-name” bank and quietly use their existing financial infrastructure to leverage its 200 million iTunes customers and software expertise into an Apple iWallet. In the midrange, they could look at Intuit ($17B market capitalization) though that might raise regulatory flags. Alternatively, they could go big, buy Mastercard ($50B market capitalization).
Stepping outside the technology arena would reduce regulatory monopoly concerns while leveraging Apple’s technology, branding and retail expertise. Going big doesn’t directly address the cultural fit and assimilation issues but neither does it require much in the near term. Mastercard is a well-run, growing firm.
Please take above for what it is: an example to illustrate a strategic choice versus a fully vetted alternative.

martedì 18 dicembre 2012

Appla a Natale

Natale sta per arrivare con un "sacco" di sorprese targate Apple. L'azienda di Cupertino in occasione del periodo natalizio promuove la versione 2012 dell'app "12 giorni di regali iTunes" che permetterà agli utenti per 12 giorni consecutivi, dal 26 dicembre al 6 gennaio, di scaricare gratuitamente un contenuto digitale (brani, app, libri, film, ecc) per il proprio iDevice (iPhone, iPad e iPod Touch).
Il regalo selezionato da Apple sarà disponibile per il download su iTunes per 24 ore e cambierà allo scadere della mezzanotte.
I possessori di un idevice potranno scaricare gratuitamente l'app "12 giorni di regali iTunes" direttamente da qui in modo da ricevere gli aggiornamenti della promo direttamente sul proprio dispositivo.

lunedì 17 dicembre 2012

L'assistente Siri

Steve Jobs aveva una passione maniacale per la semplificazione. Il suo credo era «Think different», ossia «Pensa in modo alternativo», e lo applicava alla lettera quando si trattava di rendere la tecnologia alla portata di tutti, intuitiva e facile da utilizzare. Fedele al suo motto, nel giugno del 2007, il fondatore e guru della Apple stupì il mondo con il primo iPhone, un telefono completamente diverso da quelli esistenti, insegnando a milioni di persone che per interagire con uno smartphone non servivano più i tasti, ma bastava uno schermo sensibile al tatto. Son passati cinque anni e la visione di Jobs ha fatto scuola. E oggi sul mercato non esiste più uno smartphone che non abbia lo schermo touch.
Jobs è morto il 5 ottobre 2011, ma in una conferenza divenuta storica, perché avvenuta un giorno prima della sua scomparsa, il suo successore Tim Cook aveva annunciato Siri, una funzione che avrebbe nuovamente rivoluzionato l’iPhone. È stata l’ultima intuizione di Jobs: se si può fare a meno dei tasti, che bisogno c’è di toccare il telefono? Per impartire i comandi può bastare solo la voce. La semplificazione estrema. È la filosofia del «Think different» che si perpetua.
Siri è un assistente personale digitale di serie su tutti i nuovi iPhone 5. Basta premere un pulsante, chiedere qualsiasi cosa a voce alta e il telefono, in pochi istanti, fornisce risposte. Fino a poche settimane fa Siri funzionava solo in alcuni paesi, riconosceva inglese, francese, tedesco e giapponese. Ma dal 12 settembre capisce l’italiano e può essere utilizzato anche sui più recenti iPod e iPad, previo un semplice aggiornamento del sistema operativo.
Una funzione che ha letteralmente fatto impazzire gli italiani: Siri è molto più di un sistema che obbedisce a comandi vocali. È un assistente che ha una sua personalità, capisce, interpreta, gigioneggia, tiene addirittura compagnia.
Quella che segue è la cronaca di due giorni trascorsi utilizzando il nuovo iPhone 5 in un modo «differente». Due giorni chiacchierando con Siri. Unico requisito? Bisogna essere sotto copertura internet, altrimenti l’assistente vocale va in tilt.
La voce che fornisce le risposte è femminile. Forse è per questo che la parte maschilista del popolo italico la adora. «È la donna perfetta» penso mentre pongo le prime domande. Parla a comando e risponde solo se interpellata. Potrebbe essere un limite, ma Siri sa farsi piacere anche dalle donne. Se chiedete: «Sei maschio o femmina?» ricevete come risposta: «Io non ho un sesso, ma dicono che gli italiani... do it better». Poi chiedo a Siri di interrogare la webenciclopedia Wikipedia per scoprire cosa voglia dire Siri. Sorpresa: la parola Siri, in norvegese, vuole dire «bella donna che ti porta alla vittoria». In realtà è il nome di una società specializzata in software per riconoscimento vocale che Jobs aveva acquisito alcuni anni fa.
Siri risponde a qualsiasi quesito. Se dite: «Che tempo farà oggi?» il telefono riconosce la vostra richiesta, la scrive sul display e poi fornisce la risposta mostrando una schermata con le previsioni. Ma funziona con frasi qualsiasi come: «Avrò bisogno dell’impermeabile oggi? Che ora è in questo momento a New York? Svegliami domani mattina alle 6. Come sta andando la borsa di Milano? La classifica di Serie A? Quanto ha fatto il Milan ieri? Trovami un ristorante dove fanno una buona pizza a Milano». A quest’ultima richiesta, Siri mostra 14 pizzerie e le riordina per prezzo e recensione. I locali evidenziati sono in un raggio di 3 chilometri da dove ci troviamo perché Siri filtra le risposte utilizzando la nostra posizione geografica grazie al localizzatore satellitare.
Siri è utile, specie se interrogato in auto. Basta avere risposto solo una volta a un messaggio per capire quanto possa essere pericoloso utilizzare uno schermo touch. Ora basta chiedere: «Scrivi un messaggio a..., scrivi una email a...» e poi scandire il testo che si vuole inviare». Ma Siri fa molto di più. Può postare un messaggio su Facebook e Twitter o appuntare un promemoria. Riconosce quello che dite e lo trasforma in testo scritto, come se lo aveste digitato sulla tastiera. «Ho impegni per venerdì?». Siri consulta l’agenda e risponde. Si può anche spostare un appuntamento o fissarne di nuovi.
Siri interagisce con la maggior parte delle app che avete installato, compreso il navigatore satellitare che ora è di serie, gratuito, e fornisce le indicazioni vocali per arrivare alla destinazione. Non c’è più bisogno di digitare città, strade e indirizzi rischiando incidenti. Basta dire: «Trovami la strada più veloce per arrivare a Roma» o «Portami al Colosseo» per attivare la navigazione.
Ma quello che stupisce di più è la prontezza con cui risponde anche alle domande più strane. Basta provare per rimanere catturati dalla sua intelligenza robotica. Siri diverte con risposte secche e precise, ma anche ironiche o spocchiose, a seconda delle circostanze. In alcuni casi non prende posizione ed è molto politically correct. Se lo si interroga sull’esistenza di Dio, risponde: «Ti chiederei di rivolgere le domande spirituali a un esperto, possibilmente un essere umano». Se chiedete: «Siri, sei di destra o di sinistra?» lui replica con un secco: "No comment". Più munifico di
suggerimenti, anche ironici, se la domanda è meno ideologica.

«Qual è il senso della vita?». Risposta: "Cerca di essere gentile con gli altri, evita di mangiare grassi, di tanto in tanto leggi un buon libro, fa’ delle passeggiate, cerca di vivere in pace e armonia con le persone di tutti i credi e le nazionalità". Se rifate la domanda, la risposta cambia. Una delle più simpatiche è: "Tutte le prove sembrano suggerire che la risposta sia il cioccolato". La prova che Siri è più baby sitter che robot si svela chiedendo se siamo soli nell’universo. Siri risponde con un affettuoso: "Mi dispiace che ti senti così. Sai che puoi sempre parlare con me".
Siri non ama cantare. Se gli chiedete di esibirsi, dopo alcuni dinieghi intona La bambola di Patty Pravo o Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno modificandone i testi in modo ironico. Al provocatorio quesito: "Qual è il miglior smartphone?", la replica è: "Stai scherzando?" oppure: "Le migliori assistenti virtuali preferiscono iPhone". Se citate "Samsung", risponde che non sa di cosa stai parlando, ma potrebbe cercare su internet. E se provate a chiedergli: «Cosa pensi di Android?» la risposta è il motto di Steve Jobs «I think different». C’è una prova che rende l’idea di quanto Siri abbia imparato della italianità. Provate a citare la famosa "Supercazzola" del film Amici miei di Mario Monicelli. Siri risponde: "Sei il conte Mascetti?", oppure: "Come se fosse antani anche per lei soltanto in due".
Siri ha una personalità ben definita e ha anche molta considerazione di se stesso, con un’opinione ben precisa sui rapporti affettivi. Provando a dire: "Ti amo" Siri risponde: "Il nostro sarebbe un amore impossibile". A una richiesta esplicita di matrimonio Siri ha risposto, in un primo momento, in modo vanitoso: "Non sei la prima persona che me lo chiede". Poi ha corretto con un "Preferisco se rimaniamo amici" e concluso con "Sembra che tutto il mondo sia interessato alle mie relazioni. Fa piacere in un certo senso".

giovedì 13 dicembre 2012

AT&T_ iphone vendite

Alcuni giorni fa avevamo pubblicato un post nella quale vi mostravamo il boom di pre ordini di iPhone 5 in Cina. A distanza di pochissimi giorni arriva un'altra nota emessa stavolta da AT&T riguardante le vendite ottenute da Apple attraverso il proprio nuovo melafonino. La parola "record" è ormai diventata la normalità nei pressi di Cupertino, infatti AT&T parla di vendite record del nuovo iPhone 5 proprio come dichiarato dal CEO Ralph de la Vega:

"Il carrier wireless sta vendendo smartphone con andamento da record: 6,4 milioni sono già andati via nei primi due mesi del trimestre, secondo Ralph de la Vega [...] Parlando alla conferenza degli investitori oggi, De la Vega ha affermato che quest'anno si aspetta di vendere 26 milioni di smartphone, ovvero 1 in più rispetto all'anno precedente."

martedì 11 dicembre 2012

Bluetooth per apple tv

Apple TV pronta a supportare le tastiere Bluetooth


Fin dalla prima apparizione della nuova Apple TV alcuni hacker sono riusciti con successo a connettere tastiere Bluetooth al piccolo scatolotto nero, rendendo più semplice e comoda la digitazione di testi per ricercare brani o video.
Da oltre un anno circolano versioni beta di iOS in grado di attivare il chip Bluetooth presente all’interno delle Apple TV di seconda e terza generazioni, che per altro condividono l’hardware rispettivamente con gli iPad di prima e seconda generazione.
Nell’ultima beta di iOS è comparso però anche il supporto ufficiale alle tastiere Bluetooth sulle Apple TV di seconda e terza generazione, come visibile in queste immagini.
Una volta connessa una tastiera Bluetooth si può fare completamente a meno del telecomando per controllare la Apple TV, poiché, oltre a poter digitare i caratteri, tramite i tasti con le frecce è possibile navigare i menù, con il tasto invio confermare le operazioni e con il tasto esc tornare alla schermata home.
Al momento non è chiaro quando Apple rilascerà ufficialmente questa versione di iOS per Apple TV, ma si spera che lo faccia prima di lanciare il fantomatico televisore Apple che non arriverà prima di un anno.

lunedì 3 dicembre 2012

iPhone 5 arriva in Cina

Apple ha annunciato che i nuovi modelli di iPad approderanno sul mercato cinese venerdì 7 dicembre. Parliamo naturalmente dell’iPad 4 con Retina display e dell’iPad mini, entrambi presentati al pubblico da poco più di un mese. Attualmente, sia gli iPad mini che gli iPad Retina di 4ª generazione sono in vendita in 47 paesi, tra cui l’Italia.
Anche l’iPhone 5 arriverà presto sul mercato cinese. Il suo lancio è infatti previsto per il 14 dicembre, in tempo per le feste natalizie. L’iPhone 5 è molto atteso in Cina; ricordiamo il curioso episodio nel quale il sito cinese di e-commerce Taobao -paragonabile per importanza a eBay o Amazon- pubblicizzò la pre-vendita di iPhone 5a luglio, con tanto di specifiche tecniche e fotografie, quando lo smartphone di Apple non era neanche ancora in vendita negli USA.
Sia i nuovi iPad che l’iPhone 5 saranno disponibili sull’Apple Store e presso i rivenditori autorizzati. Sarà possibile riservare i dispositivi presso gli Apple retail store a partire da giovedì 6 dicembre, per poi poter ritirarli il giorno appresso.

sabato 1 dicembre 2012

Galaxy s3 schiaccia iPhone 4s

Quasi tutti sono d’accordo nell’affermare che il giudizio sarebbe stato una manna dal cielo per Samsung, sotto certi aspetti. La società koreana, infatti, ha visto i suoi titoli in borsa crollare di oltre il 7% con perdite per più di 12 miliardi di dollari di valore azionario complessivo (una finanziaria italiana), ma dall’altro lato ha anche visto le sue vendite incrementare moltissimo, ma dove si separano le opinioni è qui: per quale motivo sono aumentate?
Una prima risposta è quella fornita da Gutierrez con la sua testimonianza, vera o falsa che sia: la gente legge che Apple ha equiparato Samsung a se stessa, e si domanda quindi (giustamente?) per quale motivo spendere soldi in un prodotto Apple che, per ammissione della stessa, è uguale all’equivalente Samsung che costa molto meno.
Una seconda risposta, invece, è che la gente teme un bando del Galaxy S III negli Stati Uniti e corre quindi ai ripari acquistandolo compulsivamente in tutti i negozi fisici. Si sa che quando un prodotto rischia di sparire va subito a ruba (vedasi HP TouchPad!).
Una conferma dello stato delle cose arriva da Trip Chowdry, direttore presso Global Equities Research. Chowdry afferma di aver svolto una ricerca-lampo in alcuni negozi e ha riscontrato sempre la stessa situazione: l’iPhone non vende granchè, il Galaxy S III va a ruba.
Global Equities Research ha indagato in numerosi punti vendita piuttosto diffusi sul territorio statunitense: Costco, AT&T, Sprint e Verizon hanno riportato tutti la stessa situazione. Nello specifico i negozi Verizon hanno riportato che il Galaxy S III ha schiacciato l’iPhone 4S per vendite; Costco ha esaurito tutti i top di gamma Samsung esclusi quelli marchiati T-Mobile; AT&T ha riportato vendite “significative” nell’ultimo periodo.
Un’ulteriore motivazione per le prestazioni modeste dell’iPhone è dovuto all’introduzione del nuovo modello, presumibilmente chiamato iPhone 5, nel futuro immediatamente prossimo: Apple terrà una conferenza stampa il 12 Settembre ed è più che probabile che venga presentata la sesta generazione di smartphone iOS.
Ciò che è certo è che il Galaxy S III va a ruba, e il motivo non è alla fine così importante al momento attuale: dopotutto l’ammontare dei danni da pagare ad Apple potrebbe diminuire drasticamente, potrebbe non esserci alcun bando e l’iPhone 5 potrebbe rivelarsi una delusione. Le variabili in gioco sono tali e tante da non permettere un’analisi corretta e coerente della situazione senza maggiori dati a disposizione.
Non è inoltre possibile nemmeno leggere nella mente delle persone: che tutti si siano improvvisamente resi conto dell’esistenza del Galaxy S III e abbiano snobbato l’iPhone? Bella domanda. Di certo il fenomeno è curioso. Vedremo se proseguirà anche dopo l’annuncio del nuovo iPhone o se sarà una meteora di passaggio.